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da: tuttoggi.info

Lo zafferano di Ilaria e Lorenzo, tra la solidarietà e i bulbi rubati

Un’altra storia di caparbietà, seppure le difficoltà non sono finite, anzi, è quella di Ilaria Amici e Lorenzo Battistini. Dopo esser cresciuti nel Lazio ed un’esperienza in Australia, la coppia di trentenni è approdata a San Pellegrino di Norcia nel 2015 con un sogno: aprire un’azienda agricola.

Mio padre è di San Pellegrino, amavano queste terre e due anni fa ci siamo trasferiti qui” racconta Ilaria, la cui voce trasuda entusiasmo ed ottimismo nonostante le mille difficoltà. Nei primi mesi del 2016 i due giovani costituiscono la società Bosco Torto, si espongono economicamente, investendo i loro risparmi nell’acquisto di terreni, strumentazioni agricole e sementi. “Abbiamo acquistato una grande fornitura di bulbi di zafferano, avevamo delle cascine che stavano ristrutturando per fare un laboratorio per la lavorazione dello zafferano: eravamo pronti, i lavori sarebbero finiti a metà settembre”. Ma il destino è beffardo e quella terra che loro amano tanto gli gioca un bruttissimo scherzo. San Pellegrino di Norcia diventa il simbolo del sisma in Umbria, all’interno di un territorio che il 24 agosto in gran parte sembra aver retto e che è pronto a ripartire.

Ilaria e Lorenzo non si arrendono, nonostante le cascine siano inagibili e la casa che avevano preso in affitto era in zona rossa e quindi irraggiungibile, al pari di vari terreni per raggiungere i quali si poteva passare soltanto dall’interno del paese. Grazie alla solidarietà ed all’aiuto di tanti riescono a recuperare i bulbi di zafferano e a metterli a dimora. A metà ottobre i due trovano un alloggio nel centro di Norcia, in una struttura ricettiva che accetta anche il loro cane: la fioritura dei zafferani è in corso e bisogna far presto, il pistillo va essiccato immediatamente altrimenti non è più utilizzabile, sono lavoro e soldi persi. Strutture sostitutive dei laboratori non ne vengono concesse e Ilaria e Lorenzo mondano i fiori dentro quella che era la loro casa. Il 26 ottobre tornano due forti scosse, quelle con epicentro nella zona di Visso. “Siamo fuggiti dall’albergo ed abbiamo iniziato a dormire in macchina davanti al Coc di Norcia. Non riuscivamo ad ottenere nulla per lavorare lo zafferano: solo il 26 ottobre abbiamo perso 200 grammi di zafferano, quasi 5mila euro.  Ci è venuta in soccorso la Caritas con un camper – racconta Ilaria – abbiamo allestito un essiccatore elettronico lì dentro per poter continuare a lavorare. Abbiamo perso comunque due giorni, in macchina era impossibile mondare i fiori. Per un periodo sono scesa a Roma, alcuni amici ci hanno prestato laboratorio per il confezionamento”. Adesso la coppia abita nei container collettivi e ha il suo ufficio all’interno di un camper.

E’ stato un anno lunghissimo, eterno, ma siamo rimasti scioccati dall’aiuto ottenuto, sia dai singoli cittadini, con gli acquisti solidali, che da altri: Legambiente ci ha scelto per un progetto che ci ha aiutato ad acquistare i primi macchinari utili a lavorare i campi, i nostri li abbiamo persi tutti. Un’azienda di Varese invece ci sta aiutando nella ricostruzione del laboratorio de localizzato: avevamo un terreno idoneo, stiamo attendendo l’ok per l’ultima pratica che però non arriva, speriamo di averlo ad ottobre”.Ma oltre all’aiuto economico, Ilaria e Lorenzo di aiuto ne hanno avuto tantissimo anche materiale: “Il 24 agosto c’erano 40mila euro di bulbi di zafferano, 20 quintali, nel nostro magazzino danneggiato dal terremoto, i vigili del fuoco di Assisi sono riusciti ad estrarli tutti, ma poi è iniziata l’epopea per trovare dove metterli. Ci ha aiutato un ragazzo di Ospedaletto, che ci ha messo a disposizione un magazzino. Siamo riusciti a metterli a dimora quasi tutti, tranne una piccola parte che ci hanno rubato”. Ilaria non perde mai la fiducia, nonostante le difficoltà costanti, una vera e propria lotta contro i mulini a vento. Dopo il terremoto è arrivato l’inverno più rigido degli ultimi anni, la neve, il gelo, poi l’estate caldissima, la siccità e l’acqua che a San Pellegrino di Norcia non c’è: “Ogni cosa ne ha scatenate altre mille, ma alla fine ce la stiamo facendo. Avevamo lasciato solo le coltivazioni che con la brina notturna si salvano, anche se non pensavamo che avremmo dovuto fare i conti con quattro mesi di siccità”. Così la resa dei prodotti (oltre allo zafferano i due si sono concentrati sull’aglio nero) è stata minima. “Ma noi ci diciamo: ci sono aziende che devono attendere 10 anni per fare tutta questa esperienza, noi invece le abbiamo già provate tutte e speriamo che ci possa tornare utile in futuro”.

 

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